Tourist itineraries of Rome

Appia Antica - Catacombe (3 hours)


    La via Appia Antica è la più antica strada romana che anticamente collegava Roma a Brindisi, il più importante porto per la Grecia e l'Oriente. La "regina viarum" (regina delle strade), come la chiamavano i Romani, fu costruita per volere del censore Appio Claudio Cieco nel IV secolo a.C e ci ha lasciato numerosissimi resti archeologici di rara bellezza: il turista può passeggiare circondato da queste suggestive rovine, attraverso percorsi pedonali e ciclistici dal panorama unico, lungo un manto stradale d'eccezione, costituito da strati sovrapposti di materiali aggiunti di volta in volta nel tempo.
    Sorprende la straordinaria genialità che i Romani hanno usato nel rendere la viabilità della strada assolutamente perfetta, attraverso lunghi viali, molto larghi (per permettere la circolazione nei due sensi di marcia), e dotati di marciapiedi per chi non possedeva mezzi di trasporto.
    All'interno del Parco dell'Appia Antica, che copre un'area davvero ampia, vi sono circa 3 chilometri di strada che conservano le meravigliose Catacombe Romane, frammento eterno che ha scalfito nella terra il concetto di Morte secondo i nostri antenati. L'area, che inizia subito dopo Porta S. Sebastiano, comprende il Sepolcro degli Scipioni, il Mausoleo di Cecilia Metella, le Catacombe di S. Callisto, la Basilica e le Catacombe di San Sebastiano, il Mausoleo di Romolo.
Visitare le catacombe significa risalire all'identità primordiale della cristianità, al loro modo iniziale di seppellire i morti, che, solitamente, venivano messi fuori delle mura cittadine.
    La caratteristica delle catacombe è quella di avere una serie di livelli dotati di cunicoli scavati nel tufo, una roccia vulcanica molto usata nel Lazio. I defunti venivano avvolti in un apposito sudario e collocati in loculi e cripte incastrati nelle pareti dei cunicoli, e sigillati con delle lastre. Ma le Catacombe ebbero anche un'altra funzione: durante le persecuzioni, i cristiani le usarono come nascondigli, anche se per poco tempo. All'interno delle catacombe venivano scolpiti affreschi ed iscrizioni funerarie che sintetizzavano quel concetto di morte che ancora oggi caratterizza la cristianità: un momento di transizione in attesa del congiungimento con Dio.

Il Sepolcro degli Scipioni

    Il Sepolcro degli Scipioni è un monumento funerario di età romana che si trova tra la Via Latina e la Via Appia Antica , non molto distante dalla Porta S.Sebastiano. Il monumento è inglobato in un' abitazione del III secolo d.C., e fu trovato soltanto nel 1780, durante la costruzione di una cantina. Il sepolcro si divide in due parti, una galleria comunicante costruita in mattoni (di epoca posteriore), ed una zona centrale, costituita di blocchi di tufo a pianta quadrata. I sarcofagi sono collocati lungo le pareti e si alternano fra quelli scavati in un unico blocco di tufo, e quelli formati da lastroni. L'epoca del sepolcro sembra risalire all'inizio del III secolo a.C, costruito per volere di Lucio Cornelio Scipione Barbato, console nel 298 a.C.,il cui sarcofago è ora presso i Musei Vaticani. Sappiamo che il Sepolcro conservava anticamente tutte le tombe della famiglia degli Scipioni, fra cui anche i famosissimi Scipione l'Africano e l'Asiatico. I resti del monumento sono purtroppo limitati, anche a causa del pessimo modo in cui vennero effettuati gli scavi nel momento della scoperta. Nel Medioevo sappiamo che fu utilizzata la zona come calcara.

La Chiesa del Domine Quo Vadis

    La Chiesa del Domine quo vadis, o Santa Maria in Palmis, è una piccola chiesa fra l'Appia Antica e la via Ardeatina. Qui si narra che Pietro, in fuga dalle persecuzioni di Nerone, ebbe la visione di Gesù Cristo e decise di subire il martirio. Pietro chiese a Gesù: - Domine, quo vadis ("Signore, dove vai)? - e Gesù prontamente rispose: - Venio Romam iterum crucifigi (vengo a Roma a farmi nuovamente crocifiggere. La Chiesa che si può vedere oggi è la costruzione seicentesca, edificata dove sorgeva la piccola cappella edificata nel IX secolo.
    Su una piccola lastra di marmo al centro della chiesa troviamo due impronte di piedi, copia del rilievo della Basilica di San Sebastiano, che, secondo i credenti, sono le impronte lasciate dal Signore; si tratta, in realtà, di un ex voto pagano per il dio Redicolo fatte da un viaggiatore in procinto di rimettersi in viaggio. Oggi la Chiesa è gestita dalla Congregazione di San Michele Arcangelo.

Mausoleo di Cecilia Metella
    La tomba di Cecilia Metella è un enorme basamento di calcestruzzo rivestito di travertino e da un corpo cilindrico decorato magnificamente con un fregio in marmo di bucrani, dalla tipica forma di una testa di bue. Il sepolcro, secondo l'iscrizione, appartiene alla salma di Cecilia Metella, figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico, e moglie di Crasso. Il monumento risale al periodo Augusteo, e nel Medioevo fu utilizzato come torrione di castello da parte dei Conti di Tuscolo, ed in seguito dei Caetani, che trasformarono la tomba in un borgo fortificato, il Castrum Caetani, testimoniato anche dalla merlatura medievale delle mura. La fortezza passò ai Savelli, poi agli Orsini, ed infine al Senato Romano, che decise di demolire il sepolcro per riutilizzare il materiale nella costruzione di fontana di Trevi. Tutti i Romani si ribellarono e l'area fu salva. L'interno della tomba di Metella era un'unica stanza, rivestita di laterizi e sormontata da una volta conica. Ancora oggi si conservano i resti di decorazioni ed iscrizioni. All'esterno il materiale di riciclaggio con cui furono ricoperte le mura è ancora ben visibile. Nei pressi della tomba è ammirabile anche quel che resta della Chiesa di S. Nicola, anch'essa un tempo proprietà dei Caetani.

Catacombe di S. Callisto
    Dalla Chiesetta detta Domine Quo Vadis si accede alle catacombe di S. Callisto. Troviamo circa 20 km di gallerie, un complesso cimiteriale appartenuto alla famiglia dei Caecili. Il nome delle catacombe deriva stranamente dal custode che se ne occupò, ovvero Papa Callisto, anche lui martire e sepolto presso il cimiterio di Calepodio, sull'Aurelia. Il complesso monumentale tornò alla luce nell'Ottocento, quando uno studioso notò presso un vecchio casale due edifici triabsidati. La datazione precisa dell'intera area non è però certificabile: i resti indicano che si tratta di un cimitero paleocristiano, forse di epoca tardo romana, dove sorgeva la tomba di Papa Zefirino e del martire Tarsicio. Il Mausoleo è a pianta quadrata, anticamente sormontato da una cupola, composto di una tricora occidentale che conserva numerosi sarcofagi ed iscrizioni, ed una tricora orientale. Dagli scavi risultò certa anche la scoperta della tomba di Papa Cornelio, della Cripta dei Papi, che conserva 17 sepolture e del cubicolo di S. Cecilia, di cui fu ritrovato il corpo (secondo la leggenda apparse la Santa in sogno a Papa Pasquale I), raggiungibili attraverso una scalinata presso l'Area 1.
    Le iscrizioni su marmo che chiudevano i loculi recitano i nomi di Papa Ponziano, Antero, Fabiano. Lucio, Stefano, Sisto II, Dionisio, Felice ed Eutichiano, qui sepolti dal 235 al 283. Per molti secoli la cripta prese il nome di Sisto II, il noto Papa che venne decapitato ai tempi di Valeriano per aver svolto messe nel sopratterra. Nella cripta di S. Cecilia troviamo la copia della statua seicentesca del Maderno, che oggi è conservata presso la chiesa di S.Cecilia in Trastevere.
    Presso la Cripta dei papi si allunga una galleria rettilinea dove si estendono sei cubicoli detti dei "Sacramenti". Le cappelle sono decorate con icone dalla tecnica impressionista, ricche di simboli ed icone sacre.

Catacombe di San Sebastiano
    Le catacombe di S.Sebastiano sono costituite da circa 12 km di gallerie, e furono le prime ad essere battezzate col nome di catacombe. Costruite interamente in tufo, mantennero una funzione prettamente funeraria e celebrativa per molti secoli. In seguito sorsero dei colombari lungo due file e un complesso residenziale, detto "Villa Grande", finemente decorato con pitture a muro. Lungo la zona denominata "piazzuola", si accedevano a tre sepolcri, appartenenti rispettivamente a Marcus Clodius Hermes, con annesso "solarium" e "refrigerium"; il sepolcro degli Innocentiores, e il Sepolcro dell'ascia, con una rampa d'ingresso e di camera sotterranea con la volta a botte ornata di finissimi stucchi.
    Poco più in là sorge il complesso denominato "Villa piccola", del quale restano un cortile trapezoidale con pavimento a mosaico bianco e nero e un portico a pilastri che ai tempi delle persecuzioni ospitava più di 600 graffiti, collocati lì nel 258 e ricondotti ai rispettivi sepolcri dopo circa 50 anni. Annessa all'area sorge la Basilica di San Sebastiano, di cui oggi però resta solo la navata centrale: la chiesa era a pianta circiforme, lunga circa 74 metri, attorniata da numerosi mausolei, fra cui spicca quello di Platonia, dal nome delle lastre di marmo di cui era composto.
    Per secoli in mano ai Cistercensi, nel Seicento passò nelle mani di Scipione Borghese, nipote di Paolo V, che ne promosse una profonda opera di ristrutturazione affidata al Vasanzio. Al restauro si deve il soffitto ed il pavimento, il portico a tre arcate e le colonne in granito con capitelli ionici. La chiesa conserva al suo interno una delle frecce estratte dal corpo del Santo, che ogni anno richiama numerosi pellegrini da tutto il mondo.
    La chiesa è visitabile attraverso una scala, aldilà della quale sono osservabili i tre tipi di sepolture catacombali qui presenti: il loculo, una nicchia orizzontale dove il cadavere veniva collocato fasciato con un lenzuolo; l'arcosolio, una fossa sormontata da un arco; ed il sarcofago, una cassa di pietra, spesso decorata.

Circo Massenzio e Mausoleo di Romolo

    Non molto lontano sorge infine il complesso di Massenzio, dove restano i reperti archeologici del Palazzo, del Mausoleo e del Circo di Massenzio, che si estendeva per circa 520 m ed ospitava circa 10000 spettatori. Le gradinate ospitavano sei file, e sul lato occidentale sono ancora visibili i carceres, luogo da cui partivano carri e soldati. Al centro dell’arena era la spina circense, il muro divisorio riccamente adornato, sul quale sorgeva l’obelisco, che, una volta infranto, nel Seicento venne trasportato a piazza Navona, per innalzarlo come simbolico ornamento sulla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini. Alle estremità del Palazzo invece sono tuttora visibili le due torri, al centro delle quali si collocava un portico ad arco. Sulla parte orientale si estendeva la porta trionfale, preceduta da un'imponente gradinata. Proprio nella zona orientale sono stati ritrovati i resti del Mausoleo di Romolo, figlio di Massenzio, morto nel 309 d.C. e divinizzato. La struttura circolare del sepolcro è molto simile a quella del Pantheon, poichè anticamente era circondato da un quadriportico e si alzava su due piani, di cui rimane oggi solo quello inferiore, nascosto da un casale.

Come arrivare
    Dal Circo Massimo [fermata metro Linea B] prendiamo il bus 118 e raggiungiamo l'Appia Antica. Per raggiungere l'area è disponibile anche l'Archeobus con formula stop'n'go.

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